Lettera I
Illustrissimo
amico, ho ricevuto la vostra graditissima lettera il 23 ottobre di
quest'anno 1642. Questa è la mia risposta.
E' per me
motivo di grande gioia che vi sia piaciuta la lettura dei miei libri,
ed in particolare del Palladium. Credo però che un maggior
piacere e un maggior desiderio di conoscenza si impadronirebbe di Voi
alla lettura del mio Idrografo, poiché ivi ho messo in luce il
midollo della natura più nettamente e chiaramente che nel
Palladium. Nel Palladium ho maggiormente sviluppato e approfondito la
ricerca e la scoperta dell'energia della natura: la dynamis; per
contro nell'Idrografo ho reso più facile e chiara per i figli
dell'arte ermetica la comprensione della totalità del mistero
della natura con il nome di spirito e in particolare di acqua di
calcante.
Ogni sale, infatti ,sia esso animale, vegetale o
minerale è uno spirito di acqua congelata per l'azione e
l'energia della luce sulfurea che i filosofi chiamano normalmente
calore.
Questo spirito, dunque, dinamico ed energia della natura,
genera col suo calore naturale il corpo del sale da cui, in seguito,
i figli dell'arte estraggono con la loro arte quello stesso spirito
che essi affinano ed avviluppano con un corpo tenuissimo e finissimo
così da poter con ciò stesso affinare i corpi metallici
perfetti e poterli trasformare in quello stesso spirito. Questo in
modo tale che, mettendo in luce un'incredibile energia, si possa
ottenere quella forza immensa e potentissima che risiede nei metalli
e vi è stata insinuata.
Se potete estrarre tale spirito
d'oro della natura a partire dal sale minerale verde e blu che
riuscite ad affinare per sublimazione e potete avvilupparlo col corpo
finissimo di questo sale, possederete il fiore spirituale e
potentissimo della natura universale per virtù del quale
potrete ottenere il fiore d'oro e il tesoro della vita umana, unico
sollievo del vostro genitore. Se ne avessi a portata di mano, ve lo
offrirei volentieri, ma non so per quale legge di oscuro destino
questi misteri della natura mi sono stati finora rifiutati.
Il
sale di vitriolo perfettamente puro impregnato del suo spirito acido
sublimato senza altra sottile preparazione, costituisce l'arcano
della malattia di vostro padre. La dose è di un mezzo scrupolo
presa al culmine della mattina in acqua di fonte rinomata, e due ore
più tardi occorre prendere un brodo eccellente.
Vi prego
di riferire al maestro Capucci i passaggi e le righe di questa
lettera che trattano dell'arte e vi prego di trasmettergli la lettera
che gli invio in plico sigillato. Mi sarete così congiunto dal
vincolo supremo dell'affetto.
Salute a Voi, e che possiate
stimarmi.
Castelnandary 24 ottobre 1642
Vostro devotissimo e
sempre fedele amico P. J.
Fabre
Lettera II
Mi ha molto interessato la
vostra lettera che ho ricevuto il primo gennaio come augurio per il
nuovo anno, in particolare mi ha interessato il lavoro del vostro
amico sull'aceto fisico di vitriolo perfettamente puro. Non si è
sbagliato congiungendolo al proprio sale fisso e perfettamente puro,
se non forse in quanto non ha usato abbastanza pazienza e
perseveranza; infatti questi due corpi devono venir
perfettamente cotti insieme a varie riprese e per lungo tempo, come
vuole il vecchio assioma così spesso ripetuto dai filosofi:
&ldquobisogna cuocere, cuocere, cuocere e cuocere ancora, senza
irritarsi, benchè ciò sia lungo, poiché è
nella lunghezza della cottura che risiede il segreto&rdquo.
Per
questo Morieno dice che la nostra opera non consiste in null'altro
che nel ricondurre la nostra acqua sulla nostra terra finché
questa terra non imputridisca contemporaneamente all'acqua e siano
entrambe purificate; putrefazione e purificazione che non si possono
realizzare in poco tempo. Dopo essere state putrefatte e purificate
diventa facile legarle insieme; esse non si separano più ma
formano un solo corpo che si impregna, si infiltra, penetra e cola
facilmente.
Qui, è il segreto. Per questo, se il vostro
illustre amico mantiene la pazienza durante la putrefazione e la
purificazione della nostra materia come durante il suo matrimonio,
entrerà a colpo sicuro in possesso del segreto.
L'opera
dei filosofi non consiste in null'altro se non nello sbiancare e
arrossire perfettamente, il che consiste in una putrefazione ed una
purificazione. Leggete i codici di tutti i veri filosofi che sono
stati scritti sull'argomento e non troverete nulla di più di
quanto vi ho scritto in questa pagina. Infatti per conoscere la
natura, non c'è null'altro da fare che separare gli elementi
di tale materia, purificarli, ripulirli dalle impurità, unire
gli elementi purificati e farne una sola sostanza. Questa separazione
comporta l'apparizione della terra fogliata, o zolfo bianchissimo
della natura, e del sangue del leone rosso a partire dai quali si
realizza il vero ed autentico matrimonio dei filosofi; una volta
realizzata la loro unione non occorre che un'unica e semplice cottura
fino a quando i due corpi ne formano uno solo, fisso e permanente e
che, per via del fuoco, cola, penetra e si impregna molto facilmente.
Estraete dunque lo zolfo naturale come pure il suo sangue rosso
dal vostro sale congiunto al vostro spirito con coobazioni e
congiunzioni ripetute finché non dia tale zolfo e tale sangue.
Divideteli, riuniteli, cuoceteli, temete, lodate ed amate DIO.
Che
ciò sia detto ad un fratello e ad un amico carissimo.
Salute
a Voi e possiate volermi bene.
Redatto a casa il 9 gennaio
1643
Il vostro fedele servitore e amico per ogni cosa
P. J. Fabre
Lettera III
Carissimo e sapientissimo
amico, ho ricevuto in marzo la vostra ultima lettera scritta da
Norimberga nella quale lamentavate la difficoltà dell'opera
chimica a partire dal vitriolo comune, non senza gran ragione. Ciò
si deve al fatto che si tratta di un corpo crudo e freddo; sappiate
correggere la sua crudità e freddezza con il calore naturale
ed il balsamo di vita dello spirito stesso di vino rettificato e
putrificarli entrambi presi insieme con un dolce calore: estraete
così il vero mercurio minerale e lo zolfo metallico che,
distillato sette volte e così purificato costituisce la vera
chiave della nostra soluzione.
E' solo per mezzo di questa che
vengono aperte le viscere del corpo dei metalli, siano essi perfetti
o imperfetti, di modo che con le aperture così praticate sia
resa visibile la parte nascosta della natura e venga nascosta quella
che era visibile.
Tale corpo metallico è così reso
perfettamente puro con la sua propria e unica cottura così che
venga condotto alla perfetta fissazione. Si tratta dello stesso vero
aceto dei filosofi, grazie al quale si ottiene la natura nascosta del
piombo, ma anche degli altri metalli, nature che sono lo zolfo e il
mercurio e che, disunite ed unite dopo che le abbiamo purificate,
conducono l'elisir a completamento con una sola cottura.
Quanto a
me, devo lodare questi lavori sull'anatomia dei metalli nella quale
infatti vedrete molte cose, e se sapete unire l'aceto di vitriolo ed
il suo sale con lo spirito di vino rettificato e putrefarli
insieme vedrete uscire da tale putrefazione il mercurio ed il vero
sale che, disciolto, sarà il vero aceto dei filosofi con il
quale potrete esplorare le parti più nascoste dei metalli.
Addio. Vostro amico fedele per
ogni cosa.
Castelnandary 24 maggio
1643
P.J. Fabre
Lettera IV
Illustrissimo amico, ho
ricevuto la vostra amabile lettera il primo settembre 1644, da questa
ho capito che non comprendete correttamente la preparazione del
vitriolo secondo la legge della natura e dei filosofi che hanno
posseduto tale segreto, per questo occorre che leggiate il Trattato
dei minerali di Isacco d' olanda che si trova nel terzo tomo del
Theatrum Chimicum in cui troverete in termini molto chiari la
preparazione di questo mistero e di questo tesoro così
importanti.
Si può trarre il vitriolo o il sale fusibile e
puro da tutti i metalli, si tratta della vera Pietra dei filosofi ed
è solo in essa che si trovano il sole, la luna ed il mercurio
dei filosofi legati insieme e viventi; è di ciò che
parlano tutti i filosofi e non di quelli volgari che sono morti. Si
chiama oro la tintura rossa, luna la tintura bianca, e mercurio
l'umido radicale che unisce queste tinture. Mantenete a mente tutte
le verità assolute e raccogliete tutti i precetti dei
filosofi.
Addio, e siatemi amico.
Fate conoscere il contenuto
di questa lettera al maestro Capucci, infatti non potrei scrivere di
più, né più chiaramente.
Il mio Panchimicus
non è ancora uscito per via dell'incuria e negligenza del
tipografo; due anni sono trascorsi da quando questo lavoro è
stato iniziato ed ancora non è stato completato. (nota &ndash
il Panchimicus sarebbe poi stato pubblicato a Tolosa, da Bosc, solo
nel 1646).
FINE