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Gesù e Cristo
Ancora Onir tiene banco
e stimola l’attenzione del suo giovane iniziando con una questione di grande
interesse non solo in senso alchemico. La riflessione che «vorrei riportarti,
inoltre, è argomento su cui tanto ho speso interrogativi e su cui ho rimestato
molto le mie idee. Ti sei mai posto l’interrogativo sulla sentenza religiosa
“essere fratelli in Cristo” ? È una frase comune che puoi sentire in chiesa durante una qualunque messa».
Otto è affascinato in pieno da questa domanda, ma sente
ribollire dentro di sé tutti i suoi concetti tanto velocemente che invece di un invito
ad una riflessione, la domanda di Onir gli appare come una sorta di esame: «Onir
– dice Otto - davvero non ho mai posto grande attenzione a questa frase. In verità,
suonerebbe molto più consono alle richieste degli ascoltatori un detto come “essere fratelli
di Cristo”, che poi credo sia il senso che ogni fedele attento alla messa dia alla frase
prima citata da te». Certo, sarebbe bene spendere una riflessione più approfondita
per comprendere il motivo secondo cui il messale recita “fratello in Cristo” e non “fratello
di Cristo”. Purtroppo, però, nessuno mai offre spiegazione di questo passaggio,
la gente non si perde in troppe elucubrazioni e preferisce prendere i messaggi come
più fa comodo, per non dover mettere in discussione certi dogmi che per molti sono
l’unico piedistallo della vita; probabilmente, poi, anche chi recita la frase in questione
non conosce il suo significato. «Possiamo provare a dare noi una spiegazione,
un significato?», riparte alacremente Otto. Ed Onir gli fa eco: «Molto bene, essere intraprendenti,
previa preparazione è l’atteggiamento giusto: inizia tu ad offrire la tua interpretazione».
Otto tenta di offrire la sua opinione in base alla sua maturazione, di persone con la verità
in tasca ne conosciamo fin troppe: «Bene, non so se sia corretto, ma credo che quella particella ‘
in voglia testimoniare ciò che anche il filosofo goriziano pre-esistenzialista
Carlo Michelstaedter
sosteneva, ossia che per essere davvero cristiani, l’unico modo di comportarsi è ripetere
, ognuno singolarmente, a livello assolutamente individuale, l’esperienza della vita storica di Gesù
e della vita spirituale di Cristo. Si deve essere identici a Gesù, non
uguali a Gesù: ognuno di noi deve tendere ad essere Gesù. Così, si ricreerebbero
tutti individui amanti del prossimo e della vita, della sapienza e della madre
universale, di dio e delle sue leggi, tanto che l’umanità evolverebbe verso un unico
spirito solidale e compatto: una vita migliore sia su un piano sociale che su un piano
di coscienza spirituale. Può essere una buona impressione, la mia?». Onir segue con
attenzione le riflessioni del suo giovane amico, e, quasi come a premiarlo,
gli indica sempre la retta e più ampia visione della questione. Così,
Otto si avvicina molto alla corretta interpretazione, «ma non è sufficiente –
prosegue Onir - per una spiegazione globale. Innanzitutto bisogna distinguere
le due nature del figlio di dio: Gesù ne è l’aspetto storico, mentre Cristo ne
è l’aspetto metafisico, spirituale, come si potrebbe anche dire: l’archetipo
dell’uomo. Ora, c’è un forte legame con l’inizio della nostra disquisizione alchemica,
e quindi con la materia primordiale della tradizione ermetica: se Cristo è
l’archetipo
dell’uomo, egli è ciò da cui l’uomo proviene, è ciò cui l’uomo ritorna, ed è ciò per
cui l’uomo vive, ne convieni?» Cristo, pertanto, non solo appare essere il totale universale
della spiritualità umana, ma lo è realmente: Cristo è il potenziale divino di qualunque
razza, confessione religiosa o stirpe, poiché «Egli è e rappresenta il serpente uroboro,
l’emblema che manifesta l’unità del cosmo, la sua ciclicità che si completa da sé,
la sfera che ha centro in ogni luogo. Quale esempio avevamo citato noi all’inizio
del nostro dialogo? Ricordi?». Onir si sta riferendo, ovviamente, all’esempio prima
riportato in merito all’acqua, la materia dalla quale tutto parte e deve partire;
poi il maestro prosegue a parlare con Otto: «Molto bene, il paragone non ti sembra
calzare adeguatamente?
Cristo è l’acqua primordiale,
ciò che genera la vita. Ma esso stesso è generato da noi che siamo fratelli dentro di lui,
entro la sua/nostra natura, dentro la sua/nostra essenza, poiché egli è il mare e
noi le gocce del mare, e non c’è mare senza gocce, ma non ci sono gocce senz’acqua».
Mi preme e piace ricordare qui che Otto disse ad Onir, durante una disquisizione,
che, se male non ricordava, da qualche parte nei Vangeli è scritto che l’uomo è
‘il sale della terra e la luce del mondo’. In Alchimia sappiamo bene che il sale
è un concetto filosofico fondamentale, nonché manifestazione di uno stato della materia
essenziale per le operazioni di laboratorio. L’acqua poi, condensata e coagulata,
porta inequivocabilmente delle formazioni saline. In ugual modo, la luce è metafora
(nemmeno troppo teorica) dell’azione del calore e del fuoco naturale. Si vuole dunque
invitare il lettore a recuperare un senso molto più profondo della frase espressa da
Gesù nei vangeli.
Onir dimostra di apprezzare l’osservazione dell’allievo, rispondendogli, in modo chiarificativo,
che «questo è il vero e recondito senso del messaggio cristiano. Quindi, come l’acqua
è la materia dalla quale tutto proviene, così Cristo (e bada bene, non Gesù) è lo
spirito da cui la spiritualità proviene. Non è Gesù poiché egli manifesta la sola figura
storica del Cristo, che è dio, e dunque Gesù è solo temporale, mentre Cristo è eterno.
E Cristo è universale perché noi siamo i particolari che lo riempiono, che lo manifestano,
che gli conferiscono forza e vibrazione, che lo pro-creano».
Ad Otto pare di intendere bene che senza vita (vita umana innanzitutto, ma anche vita in
ogni sua forma di rappresentazione) non si potrebbe reperire un significato né un senso
per la riflessione spirituale e misterica, poiché non ci sarebbe possibilità di speculare
su dio e per dio, sulla natura e dentro la natura: questo per via del fatto che l’uomo,
come diremo, è il massimo prodotto dell’archetipo umano, che è appunto
Cristo!
«Vedi, caro Otto – prosegue Onir nella sua cristallina spiegazione - l’alchimia è
tanto spirituale quanto materiale, tanto metafisica quanto empirica, e l’esempio
che abbiamo ora discusso ne è davvero significativo. La purificazione materiale verso
l’oro filosofale è la medesima via della purificazione spirituale verso l’Adamo Kadmon,
ossia quello stato che ci avvicina alla dimensione divina da cui proveniamo. L’importante
è che ognuno compia il percorso, solo così si verificherà quell’evoluzione tanto concitata.
All’uomo è stata offerta una possibilità, un cammino da intraprendere: se lo si ignora,
non bisogna incaponirsi a cercare stolte giustificazioni».